Quando lavoro con una persona con disturbo dello spettro autistico, mi concentro non solo sul funzionamento individuale, ma soprattutto sulle relazioni e su come il sistema si organizza attorno alla diagnosi.
1. Psicoterapia familiare: obiettivi
- Ascoltare le narrazioni familiari sull’autismo (es. “è un enigma”, “è fragile”, “non capisce”).
- Esplorare le emozioni connesse alla diagnosi: dolore, senso di colpa, rabbia, rassegnazione, speranza.
- Aiutare la famiglia a vedere la persona oltre la diagnosi e a cambiare la narrazione dominante, spesso centrata sulla mancanza.
- Riflettere sul ruolo assegnato alla persona autistica (es. "quello che blocca la famiglia" o "quello che unisce").
- Modificare eventuali ruoli cristallizzati (es. “figlio-problema”, “madre-sacrificata”, “fratello invisibile”).
2. Psicoterapia individuale. Mi adatto allo stile comunicativo del paziente:
-Interventi concreti, visivi, strutturati.
- Dialogo non solo verbale: uso di immagini, oggetti, disegni, scrittura.
- Rispetto dei tempi
Obiettivi: facilitare l’espressione emotiva, la gestione della frustrazione e la relazione con l'altro.
3. Psicoterapia di gruppo
- normalizzare esperienze, condividere vissuti, uscire dall’isolamento.
- Rafforzare la rete relazionale attorno alla persona con ASD.
4. Connessione con scuola, terapisti e servizi
- fare da ponte tra i vari attori coinvolti, aiutando la famiglia a coordinarsi con gli altri professionisti.
-favorire una visione integrata e non frammentata del paziente.