Ecco come nel mio lavoro posso agire in caso di deficit cognitivi (congeniti, acquisiti, evolutivi o degenerativi):
1. Sostenere l’identità e la dignità della persona
- Rafforzare l’identità personale, compatibilmente con le capacità cognitive.
- Dare voce e riconoscimento alla soggettività, anche se parzialmente compromessa.
- Favorire forme di espressione (verbale o non verbale) e ascolto emotivo.
2. Coinvolgere attivamente la famiglia
- Comprendere le dinamiche relazionali attorno alla persona con deficit.
- Sostenere l’intero sistema nel fare fronte alle difficoltà (stress, senso di colpa, rabbia, impotenza).
- Evitare triangolazioni o ruoli cristallizzati (es. “quello fragile”, “quello che si sacrifica sempre”).
3. Prevenire o trattare sofferenze secondarie. Il deficit può portare a:
- Isolamento sociale, bassa autostima, ansia, depressione.
- Senso di fallimento
4. Facilitare la comunicazione nel sistema. Spesso i familiari:
- Non sanno come relazionarsi con la persona con deficit.
- Evitano il confronto o esprimono solo preoccupazione pratica. Da terapeuta aiuto a migliorare la qualità degli scambi emotivi, favorendo empatia e ascolto reciproco.
5. Lavorare sul ciclo di vita e sui passaggi critici. I deficit cognitivi influenzano i passaggi evolutivi (es. uscita da casa, autonomia, relazioni affettive). Da terapeuta aiuto il sistema familiare a ristrutturarsi in modo adattivo evitando:
- Iperprotezione.
- Negazione del problema.
- Eccessiva delega ai servizi