Col mio approccio sistemico-relazionale tratto l’ipocondria e i disturbi psicosomatici in un modo unico rispetto ad altri modelli, perché non mi concentro unicamente sull’individuo, ma guardo alla persona in relazione al suo contesto familiare, affettivo e sociale.
Nel mio approccio il sintomo non è solo "qualcosa da eliminare", ma un messaggio che esprime un disagio relazionale, spesso all'interno del sistema familiare.
L’ipocondria viene vista come un linguaggio del corpo che comunica ansie, paure o bisogni affettivi che non trovano altri canali.
I disturbi psicosomatici diventano segnali di conflitti inespressi o tensioni irrisolte, spesso tramandati nei legami familiari.
In psicoterapia mi pongo come obiettivo primario il lavoro sull’autonomia e l’espressione emotiva: stimolo il paziente a riconoscere ed esprimere emozioni in modo più diretto, senza dover “passare dal corpo”. Lavoro per decentrarlo dal ruolo di “malato”, favorendo la costruzione di un’identità più ricca e autonoma.
Esempio concreto: una persona ipocondriaca che teme costantemente di avere una malattia grave può essere, in chiave sistemica, qualcuno che ha interiorizzato un ruolo di “attenzionato” o “fragile” in famiglia, oppure che esprime un bisogno di cura mai verbalizzato. Nel setting terapeutico aiuto a decodificare questo messaggio e a cambiare le modalità con cui la persona chiede affetto, contenimento o autonomia.